Qualcosa di Sinistra

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Lettera di due segretari

Care compagne e cari compagni. Quello che avete sotto gli occhi è il Fascicolo Zero di un nuovo periodico on-line che si intitola “Qualcosa di Sinistra”, redatto a cura del Dipartimento Pace e Disarmo di Sinistra Italiana di Verona. I rischi di allargamento dei fronti di guerra e la dissennata corsa al riarmo ci impongono di approfondire, studiare, intervenire. Per questo offriamo un nuovo spazio con cui cercheremo di proporre idee e documentazioni aperte ai contributi e al contraddittorio. Si tratta di una impresa impegnativa, che avrà successo se ci sarà un forte sostegno da parte di tutti e di tutte; se ad ogni numero seguiranno numerosi interventi e un progressivo allargamento dell’indirizzario. Già da subito ognuno può scrivere all’indirizzo mail della Sito con suggerimenti e richieste di chiarimento. Contiamo su di voi.

Luca Perini, segretario provinciale · Marco De Pasquale, segretario regionale

Luca Perini
Luca Perini
Marco De Pasquale
Marco De Pasquale

Ancora guerra nel Golfo. È ancora petrolio

Alla fine, l’ennesima Guerra del Golfo è scoppiata. Secondo il vecchio copione: armi di distruzione di massa, minacce esistenziali, esportazione della democrazia. Stavolta manca l’aggredito e l’aggressore, si tratta invece di attacco difensivo contro l’Iran, che costituirebbe una minaccia esistenziale per Israele, impegnato ad allargarsi dal Nilo all’Eufrate. Sono bastate poche settimane di bombardamenti e la narrazione è cambiata. Salta fuori la verità: petrolio. Non è così importante sapere se è Netanyahu, tramite il Mossad, a ricattare Trump con i file Epstein. Sta di fatto che le promesse fatte dal Presidente USA in campagna elettorale alla sua base MAGA di ritirare l’America dai teatri di guerra si sciolgono come neve al sole. Torna la vecchia America imperiale, in guerra globale contro il multipolarismo. Il nemico esistenziale dell’America di Trump è la perdita di fiducia del mondo, dell’economia mondiale, verso la centralità degli USA e del dollaro. Se le petromonarchie del Golfo continuano ad accettare in pagamento del loro petrolio monete diverse dal dollaro, l’America deve far capire che è ancora il dominus dell’area. Nonostante sia indebitata fino al collo e con una bilancia commerciale in profondo rosso. Se l’economia è debole, l’apparato militare è ancora il più forte del mondo. Nella guerra con la Cina, per ora solo commerciale, è indispensabile controllare le rotte del petrolio e insediarsi nelle aree di approvvigionamento energetico, dando in questo modo un sottostante reale alla propria moneta in crisi. Trump straccia i veli dell’ipocrisia e sbatte in faccia al mondo la verità nuda e cruda: il diritto internazionale è carta straccia. Conta solo la forza. Uguale è l’intenzione del suo sodale Netanyahu: non ci sarà mai uno Stato palestinese. Gaza è spianata e la Cisgiordania è annessa. La Palestina non esiste più. Nessuno può realisticamente prevedere gli sviluppi di questa guerra sciagurata. Unica certezza: l’impotente insipienza dei leader europei, con Meloni campionessa di doppiezza. Noi invece sappiamo benissimo cosa fare.

Corrado Brigo

Manifestazione Nazionale a Roma, indetta dalla Rete Stop Rearm Europe.

Manifestazione nazionale a Roma
Roma · Manifestazione nazionale
Bandiere alla manifestazione di Roma
Roma · Rete Stop Rearm Europe

Il vizio del Golfo

1 - GUERRA IRAN IRAK 1980–1988. 22 settembre 1980 L’Iraq invade l’Iran, per conto dell’Occidente, per un rapido cambio di regime. Oltre un milione tra morti e invalidi permanenti.

2 - 1990–1991. 2 agosto 1990 L’Iraq invade il Kuwait. L’Iraq è indebitato fino al collo per otto anni di guerra con l’Iran e pretende il suo compenso. Intervengono gli Stati Uniti con la copertura di una coalizione di 35 Paesi e l’avallo dell’ONU. Forse 30.000 morti da parte irachena e 300 nella coalizione.

3 - 2003. 20 marzo 2003 Gli USA di Bush Junior invadono l’Iraq con il pretesto delle armi di distruzione di massa e della collusione con il terrorismo islamico dopo l’11 settembre. Seguono insurrezione e guerra civile, centinaia di migliaia di morti iracheni e 4.000 morti americani.

4 - 2025. 13 giugno 2025 Guerra degli undici giorni. Israele accusa l’Iran di essere vicino alla realizzazione dell’atomica. Attacco aereo e partecipazione degli USA ai bombardamenti dei siti nucleari iraniani.

Sintesi dell’articolo di Pino Arlacchi

In Medio Oriente è in corso un conflitto più profondo di quello militare: quello contro il petrodollaro, il sistema che da decenni sostiene il predominio economico globale degli Stati Uniti. L’Iran, consapevole della propria inferiorità sul piano militare tradizionale, punta a colpire il cuore del potere americano: il meccanismo finanziario che lega il petrolio al dollaro. I paesi del Golfo vendono petrolio e gas incassando dollari, accumulando capitali poi reinvestiti soprattutto negli Stati Uniti. Questo circuito è sostenuto anche dalla protezione militare americana. Se però i regimi del Golfo iniziano a dubitare della protezione americana, tutto il sistema del petrodollaro rischia di incrinarsi. La possibile chiusura dello Stretto di Hormuz amplifica ulteriormente questa minaccia. Nel breve periodo un forte aumento del prezzo del petrolio potrebbe provocare una recessione; nel medio-lungo periodo il problema più grave sarebbe la crisi del dollaro stesso. Arlacchi collega questo scenario al crescente avvicinamento tra Arabia Saudita e Cina, con accordi che prevedono il pagamento del petrolio anche in yuan, e alla progressiva diversificazione delle riserve da parte dei paesi del Golfo. La trasformazione storica possibile è la fine del predominio globale del dollaro e il passaggio a un sistema più multipolare, nel quale gli Stati Uniti perderebbero gran parte della loro capacità di influenzare l’economia mondiale.

Breve storia della Persia

550 a.C. – Fondazione dell’Impero persiano achemenide da parte di Ciro il Grande.

330 a.C. – Alessandro Magno conquista la Persia: fine dell’impero achemenide.

247 a.C. – 224 d.C. – Impero partico, potenza iranica che rivaleggia con Roma.

224–651 d.C. – Impero sasanide, rivale dell’Impero romano e bizantino.

651 – Conquista araba della Persia: diffusione dell’Islam e fine dell’impero sasanide.

X–XI secolo – Rinascita culturale persiana.

1256–1335 – Dominio mongolo sulla Persia.

1501 – Fondazione della dinastia safavide: lo sciismo diventa religione ufficiale dell’Iran.

1905–1911 – Rivoluzione costituzionale iraniana.

1925 – Reza Shah Pahlavi fonda la dinastia Pahlavi e avvia modernizzazione e centralizzazione dello Stato.

1953 – Colpo di Stato sostenuto da USA e Regno Unito contro Mossadeq.

1979 – Rivoluzione iraniana guidata da Ruhollah Khomeini: nasce la Repubblica Islamica.

1980–1988 – Guerra Iran-Iraq.

2015 – Accordo internazionale sul programma nucleare iraniano (JCPOA).

Oggi l’Iran è una repubblica teocratica.

Podcast con Emiliano Brancaccio

Emiliano Brancaccio, professore di economia politica, affronta il teorema della centralizzazione del capitale, l’incompatibilità crescente tra capitalismo monopolista e democrazia, il ritorno dei nazionalismi economici, i conflitti tra grandi potenze e la proposta di limitare o espropriare il grande capitale.

Podcast con Alessandro Volpi

Alessandro Volpi, professore all’Università di Pisa, analizza la crisi strutturale degli Stati Uniti, il peso del debito pubblico, la finanziarizzazione dell’economia, la competizione con la Cina, il ruolo delle guerre come strumento geopolitico, la posizione di Europa e Italia e il passaggio da un mondo unipolare a un sistema multipolare.

L’Europa e la NATO

L’attuale Unione Europea, nata con il Trattato di Maastricht, è fondata su rigidi parametri economici che hanno privilegiato la stabilità monetaria a scapito della coesione sociale, aggravando disuguaglianze e crisi economiche in vari Paesi membri. L’UE ha tradito lo spirito del Manifesto di Ventotene, poiché non si è sviluppata come una vera federazione democratica dotata di politica estera, fiscale e di difesa comuni. Il fallimento dei referendum sulla Costituzione europea è stato il segnale di una debole legittimazione popolare e di un processo imposto dall’alto. Le proposte di riarmo e di superamento dell’unanimità decisionale sono sbagliate. È prioritaria una rifondazione democratica autentica. Centrale è la messa in discussione della NATO, come espressione della subordinazione europea agli Stati Uniti. Il superamento dell’Alleanza Atlantica è condizione preliminare per costruire un’Europa autonoma, federale e inserita in un nuovo equilibrio internazionale multipolare. Questa Unione Europea così com’è non ci piace: è autocratica e divisa su tutto, senza più un ruolo attivo nello scacchiere geopolitico mondiale, in preda a pericolosi e irresponsabili venti di guerra.

Dino Facchini

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