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Qualcosa di Sinistra

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Buon giorno

Quello che avete sotto gli occhi è il primo numero di un nuovo periodico on line che tratta di pace e disarmo.

Non è una pubblicazione che “dà la linea”: chiunque vi scrive si firma, ed esprime esclusivamente idee personali che non impegnano nessun altro.

I punti di vista vengono espressi senza scontare faticose mediazioni. Al contrario: l’intento è quello di suscitare una discussione franca e aperta, accettando fin d’ora di pubblicare le critiche, le richieste di approfondimento e i diversi contributi. Unico limite: mantenere la massima distanza dallo stile “leoni da tastiera”, tanto diffuso nei social.

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Papa Leone prega per la pace e Trump dà di matto

Un attacco senza precedenti. Una reazione violenta. Un delirio di onnipotenza. Una minaccia paramafiosa.

Dopo le insistenti affermazioni di papa Leone contro i signori della guerra, Trump, sentendosi chiamato in causa, accusa il papa di essere «pessimo in politica estera» e di ostacolare la sua amministrazione. Lo minaccia di «darsi una regolata nel suo ruolo», di «usare il buon senso», di «smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande papa, anziché un politico». Nel suo post del 13 aprile sostiene che Leone ritiene «accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare». E aggiunge di non volere che un papa «trovi terribile il fatto che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e che, ancor peggio, stava svuotando le proprie carceri riversando nel nostro Paese assassini, spacciatori e criminali violenti». Grida in modo demenziale di non volere un papa che «critichi il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia». Chiama, addirittura, in causa il fratello del Pontefice, Louis, dicendo di preferirlo a lui «perché è totalmente Maga». Le dichiarazioni di Trump arrivano il giorno dopo settimane di insistenti interventi pontifici contro i signori delle guerre e dopo la preghiera mondiale della pace dell'11 aprile presieduta dal Papa nella Basilica di San Pietro, in cui Prevost aveva invitato ad alzare «un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo» e aveva affermato che «alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo, cui sacrificare ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio». Ha, inoltre, assicurato che «la Chiesa è un grande popolo a servizio della riconciliazione e della pace, che avanza senza tentennamenti, anche quando il rifiuto della logica bellica può costarle incomprensione e disprezzo».

Papa Leone

Non turbato dal rabbioso attacco di Trump, all'inizio del suo viaggio in Algeria, Leone dice che il suo messaggio è quello del Vangelo: «Beati i costruttori di pace», dichiara. «Non sono un politico e non ho alcuna intenzione di entrare in un dibattito con lui». «Non guardiamo alla politica estera con la stessa prospettiva che ha lui». In particolare, «non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come qualcuno sta facendo». Quindi ricorda il suo impegno: «Io proseguo a parlare forte contro la guerra e a promuovere il dialogo e il multilateralismo fra gli Stati. Troppa gente sta soffrendo oggi. Troppi innocenti continuano a essere uccisi. Perciò penso che qualcuno debba alzarsi per dire che un’altra via è possibile». È la via della pace, tiene a far sapere il Papa, «che indico a tutti i leader del mondo» perché «fermino i conflitti».

Ciò che Leone in questi mesi chiama "bestemmia della guerra", "brutalità degli affari", "idolatria di se stessi e del denaro", "esibizione della forza armata", "occupazione imperialista del mondo" fotografa le caratteristiche principali della geopolitica mondiale. I suoi interventi sono, a un tempo, profondamente laici e radicalmente spirituali, cristiani. Per questo hanno un valore dirompente e diventano scomodi. Per questo Leone sta diventando un bersaglio da screditare, un obiettivo da colpire (e da eliminare).

Sergio Paronetto

L’esercito europeo, tra narrazione e dura realtà

Una parola fastidiosa si è imposta di recente nel discorso pubblico: “narrazione”.

Non significa né tesi, né parere, né cronaca, e nemmeno racconto di fantasia. Sta lì, a cavallo di molti significati, contribuendo non poco alla confusione imperante.

Sotto, fra virgolette, riportiamo un tipico esempio di “narrazione”.

“Per ottant’anni, sotto la protezione dell’ombrello atomico americano, abbiamo prosperato senza il peso del costo della nostra difesa. Ci siamo illusi della Fine della Storia: Ma essa si è ripresa il centro della scena, mostrando il volto arcigno di Putin che muove l’Armata Rossa.”

“Bisogna approfittare del ritiro degli USA dallo scenario europeo per guadagnare Autonomia Strategica. Bisogna battere Trump in contropiede.”

“L’autonomia strategica non può prescindere dall’autosufficienza militare.”

“L’esercito europeo è indispensabile per esercitare deterrenza difensiva. L’esercito europeo deve essere armato adeguatamente, altrimenti è ridicolo. Il riarmo è talmente indispensabile che L’Europa è disponibile a concedere agli Stati di indebitarsi oltre i limiti del Patto di stabilità.”

La sequenza logica delle frasi sopra riportate tra virgolette non fa una grinza. E’ inappuntabile. Peccato che sia un cumulo di colpevoli ingenuità.

Corre l’obbligo di provare a dimostrare il giudizio esposto nella riga precedente.

Cosa servirebbe veramente per prendere sul serio la prospettiva di un Esercito Comune Europeo?

Un comando unificato. Non un coordinamento. Non una federazione di eserciti. Non un comando a rotazione semestrale. Ci vuole un (in cifra: 1) Ministro della Difesa; un Capo di Stato Maggiore; un Comandante in capo della Marina……

Per adesso non c’è.

Un Documento di Difesa Europea. Sul modello di quello recentemente varato dagli USA, che colloqui l’Europa in un quadro coerente di Analisi Geopolitica, con l’individuazione degli interessi economici e politici comuni ai Ventisette

Per adesso non c’è.

Una Dottrina Militare Comune. Qualcosa del tipo di quella, molto celebrata, della Federazione Russa. Cioè una serie di regole, principi e propositi che rendano note ad amici e nemici le modalità di accesso ai livelli crescenti di risposta armata, fino all’uso del nucleare, nell’eventualità di comportamenti aggressivi del nemico.

Qui ha detto che ci pensa Kaja Kallas, ma per adesso non c’è.

L’individuazione degli avversari/nemici strategici. Su questo argomento siamo messi meglio. Si sa: è la Russia. (o anche la Cina, se non vogliamo farci mancare niente). Quindi, come minimo, non potremo comprare gas russo in aeternum. (Per rimpiazzare il gas russo, possiamo sempre comprare quello dell’America. Che costa il triplo).

Se vogliamo esercitare deterrenza verso la seconda potenza nucleare del pianeta, e contemporaneamente renderci autonomi dalla protezione americana, ci servono anche un migliaio di testate atomiche, i vettori per lanciarle, i missili antimissile per proteggerci dai lanci del nemico. (sempre che la logica valga ancora qualcosa).

E’ ragionevole pensare che nel frattempo la Federazione Russa non stia inerte ad aspettare la parità strategica di una Europa che le ha dichiarato inimicizia. Quindi dobbiamo darci una mossa, perché i russi hanno già gli Oreshnik, che viaggiano a MAC 14. E stanno sperimentando vettori a propulsione nucleare. (Non sono droni.)

Strumenti militari

E poi ci servono: una rete satellitare autonoma, una rete spionistica sotto un unico comando (multilingue|)…..

E da ultimo, manca una forma statuale, risultato di un processo di unificazione politica; che condivida una Costituzione; un Parlamento eletto e un Governo espressione di una maggioranza politica; manca un Processo Decisionale Democratico che designi chi, e in che modo, sia autorizzato a portare in guerra 500 milioni Europei.

In conclusione: per costituire un Esercito Comune Europeo mancano tutti i presupposti.

E tuttavia si deve cominciare a riarmare, disponibili ad indebitare le generazioni future.

Esattamente come cominciare una casa dal tetto.

In Germania invece, sono più avanti con i lavori. Oltre a stanziamenti senza precedenti, si percepiscono forti annunci di possibile futura leva obbligatoria. E si stringono accordi di collaborazione strategica con la Gran Bretagna, che, peraltro, sarebbe fuori dall’Unione Europea.

Mi scuso per il prolungato tono sarcastico, ma, veramente, non se ne può più. E’ un insulto all’intelligenza sentire i “geopolitici de noantri” che ci spiegano che, intanto, in assenza di qualunque approccio serio al tema della Difesa sovrannazionale, bisogna cominciare a fare debiti. I più temerari sostengono perfino che si tratterebbe di una manovra keynesiana, per il rilancio del PIL. Dimostrando con ciò di non avere la minima idea su Keynes e dintorni.

Mettiamo l’anima in pace: gli Americani non ci “abbandoneranno”; non hanno alcuna intenzione di restituirci le chiavi delle basi di Aviano e di Sigonella, né di lasciarci liberi di comprare il gas da chi vogliamo; né di prendere le distanze dall’alleato Israele.

Più semplicemente vogliono che acquistiamo sistemi d’arma made i USA; intanto per 800 miliardi; poi, a regime, il 5% del PIL.

I grandi fondi di investimento americani (Black Rock, Vanguard, State Street…) hanno bisogno di impiegare i colossali patrimoni che gestiscono in investimenti sicuri e garantiti, per uscire dalle bolle finanziarie che si prospettano minacciose. E cosa c’è di più appetibile di un piano di riarmo su scala continentale, che possa durare a tempo indeterminato?

In conclusione, coloro che si accontentano della “narrazione” riportata all’inizio di queste pagine, spiace dirlo, ma sono degli sprovveduti. Non credendo per principio alla malafede.

P.S. Questo del riarmo, è un passaggio che potrebbe fare danni all’interno del Campo Largo, o Area Progressista, o Fronte Antifascista, che dir si voglia. Ma questa è un’altra questione, da affrontare seriamente e con mentalità aperta. Ma senza fare la parte dei di quelli nati ieri.

Corrado Brigo

Ottanta anni di presenza americana in Italia

Finita la seconda guerra mondiale, sconfitto il nazifascismo, nel 1945 l'Italia conquista la democrazia, in quanto liberata, non solo dalle truppe alleate, ma da un grande movimento partigiano.

Viene introdotto il voto a suffragio universale, tutti possono votare, finalmente anche le donne. Viene varata la Costituzione, tra le più avanzate nel mondo. Il destino politico della nazione dipende dalla volontà popolare, dall' elettorato. Cosi dovrebbe essere. Ma nel 1949 a Washington tra Usa, Canada e 10 Stati europei, tra cui l'Italia, viene firmato il Patto Atlantico, che istituisce la Nato (Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord) che ora conta 32 membri. Trattasi di una alleanza di "difesa" collettiva tra paesi occidentali che ne fanno parte, soprattutto per garantire la "sicurezza" in funzione antisovietica. L'Urss da alleata diventa immediatamente il nemico da combattere. Il territorio italiano diventa sede di basi militari statunitensi (1), Aviano (Pordenone) e Ghedi (Brescia) ospitano basi missilistiche a testata atomica (dal potenziale distruttivo di oltre dieci volte superiore alle bombe scaricate a Hiroshima e Nagasaki). In Italia per la Nato opera la FTASE (Comando delle Forze Terrestri alleate del Sud Europa) il cui quartier generale è a Verona, in via Roma a Palazzo Carli (2). La presenza armata statunitense in Italia non è soltanto contro l'Urss, di fatto anche contro il nemico interno, i comunisti e tutti coloro che possano sostenere interessi diversi da quelli statunitensi. Quindi l'elettorato può votare, ma non può portare al governo il Pci (anche se, con Berlinguer, non più legato al PCUSS e del tutto europeista). Per questo nel 1978 viene rapito ed assassinato Moro che intende dare vita ad un governo di larghe intese, di cui non fa parte il Pci con il quale c'è soltanto un accordo politico e programmatico. A Rai 3, Report del 12.06.2024 ci svela (documenti desegretati negli archivi londinesi) che per gli USA il governo proposto da Moro è intollerabile; Kissinger, segretario di stato, ordina a Gran Bretagna, Francia e Germania di operare in Italia per un colpo di stato, stanziando montagne di dollari per comperare i media e l'informazione tutta. Alla fine concordano che basti, intanto, uccidere Moro, l'artefice, e questa volta usando le Brigate Rosse, in quanto molto bene infiltrate da agenti dei sevizi segreti britannici e statunitensi (da poterle guidare).

Ma non è il primo ed unico intervento statunitense nella politica interna italiana. Dalla liberazione, ma soprattutto dagli anni sessanta del novecento, in Italia si lotta per conquistare importanti diritti sociali e civili (Statuto dei Lavoratori e il Divorzio nel 1970, la Riforma Sanitaria e la legge per l' Aborto nel 1978, ecc..), vengono conquistate condizioni contrattuali e salariali migliori nei luoghi di lavoro, imponenti movimenti giovanili e dei lavoratori manifestano contro l'odiosa guerra degli Usa in Vietnam (1955-1975) e contro il colpo di stato dei colonnelli in Grecia1967, ispirato dagli Usa. Il clima politico e sociale è in fermento, emerge sempre di più la volontà di profondi cambiamenti. Nel 1968/69 vengono occupate fabbriche, università, scuole, si rivendica la costruzione dei contropoteri dal basso (i "consigli" nei luoghi di lavoro e di studio). Nelle urne cresce il consenso ai partiti di sinistra, in particolare al PCI (34,4%), il più grande partito comunista europeo, occidentale. Tutto ciò è incompatibile, in contrasto con il Patto Atlantico! Se si è realizzato un colpo di stato in Grecia, perché no in Italia?! Si avvia la "strategia della tensione" tra la fine degli anni sessanta e l'inizio degli anni ottanta con una lunga e sanguinosa serie di attentati e di stragi eseguiti da neofascisti, in collaborazione con alcuni settori dello Stato e con i servizi segreti stranieri (statunitensi, inglesi, Nato, ecc..), mirante a destabilizzare l'ordine democratico, creare paura, incolpare anarchici e sinistra e giustificare una svolta autoritaria di destra, anche attraverso un colpo di stato.

Sono molte, migliaia, le attività terroristiche e le stragi (3). Cito le più clamorose:

il 12 dicembre 1969 una bomba nella sede della Banca Nazionale dell' Agricoltura in piazza Fontana a Milano fa 17 morti e 88 feriti (4) e contemporaneamente 3 bombe a Roma, una alla Banca Nazionale del Lavoro e due all'altare della Patria, fanno 21 feriti;

il 22 luglio 1970 una bomba sui binari fa deragliare un treno a Gioia Tauro causando 6 morti e 60 feriti;

31 maggio 1972 una cinquecento imbottita di esplosivo a Peteano (Gorizia) uccide 3 carabinieri e ne ferisce 2;

il 17 maggio 1973 Gianfranco Bertoli parte da via Stella Verona, ospite di Marcello Soffiati di Ordine Nuovo (organizzazione nazifascista) e agente Cia, arriva a Milano e scaglia una bomba ananas di fabbricazione israeliana all'entrata della Questura di Milano ove c'è una folla per una celebrazione con la presenza del ministro Rumor facendo 4 vittime e 40 feriti;

il 28 maggio 1974 durante una manifestazione sindacale in Piazza della Loggia esplode una bomba (portata a Brescia dal veronese Marcello Soffiati e messa in un cestino dei rifiuti dal veronese di Ordine Nuovo, Toffaloni) che uccide 8 manifestanti e ne ferisce un centinaio (5);

il 4 agosto 1974 una bomba esplode in una carrozza del treno Italicus presso San Benedetto Val di Sambro in provincia di Bologna con 12 vittime e 105 feritii

23 dicembre 1984 una bomba in una carrozza del Rapido 904 fa 17 morti e 260 feriti;

il 2 agosto 1980 una bomba nella sala d'aspetto della stazione di Bologna uccide 85 persone e ne ferisce circa 200.

Non sono mancati i tentativi di colpo di stato: Il Piano Solo (1964) progettato dal generale dei carabinieri Giovanni de Lorenzo per volere del Presidente della Repubblica Antonio Segni, molto legato agli Usa ed il Golpe Borghese (1970), organizzato da Julio Valerio Borghese, ex comandante della X Mass, annullato nel corso di esecuzione; un documento dei servizi segreti italiani informa che i golpisti erano in contatto con esponenti della Nato tant'è che 4 navi Nato erano in allerta, al largo di Malta, pronte ad intervenire a sostegno.

Nel periodo della strategia della tensione nascono ed operano organizzazioni paramilitari segrete con finalità eversive e golpiste come La Rosa dei Venti cui partecipano molti ufficiali italiani, alcuni della NATO, anche veronesi (6) e come la Loggia massonica segreta P2 (formata da uomini politici, militari, tutti i capi dei servizi segreti italiani, ecc.) guidata da Licio Gelli (7), ex fascista, ex nazista, che nell'autunno del 1969 viene scelto dal generale Alexander Haig, comandante supremo della NATO in Europa, e da Henry Kissinger, consigliere alla sicurezza del presidente Nixon, per formare, con la collaborazione della Cia, un governo anticomunista in Italia e lo autorizzano a reclutare 400 ufficiali italiani e della NATO all'interno della P2.

Non va dimenticata Gladio, organizzazione paramilitare segreta anticomunista, fondata nel 1956 dalla Cia e dai servizi segreti italiani (SIFAR) attiva fino al 1990, composta da 622 "gladiatori" tra i quali molti politici (Cossiga, Taviani, ecc..), militari (generale Giovanni De Lorenzo, ecc..) che raccolsero armi e munizioni portate dalla Cia a capo Marrangiu trasferendole, pronte per l'uso, in 139 depositi in Italia (8)

Dalle tante indagini emerge che la strategia della tensione sarebbe partita da prima della fine della guerra, in ambito fascista, con la formazione, della struttura parastatale detta "Noto servizio" o "Anello" il cui vero capo, durante la Repubblica, come ha anche dichiarato Licio Gelli, sarebbe stato Giulio Andreotti. Tale organizzazione segreta composta da ufficiali, imprenditori, giornalisti, estremisti di destra, opera in stretta collaborazione con la Cia che dai processi emerge come un attore principale della strategia della tensione.

In questi giorni si sta svolgendo un ulteriore processo per la strage di piazza della Loggia a Brescia. Sono già stati condannati Carlo Digilio, reo confesso, Ermanno Buzzi e il veronese Marcello SoffiatI, appartenenti all' organizzazione nazifascista Ordine Nuovo, agente dei servizi segreti Nato il primo, agente della Cia, il terzo. Sono stati successivamente condannati all'ergastolo altri due "ordinovisti" Carlo Maria Maggi e Maurizio Tremonte, informatore del SID (servizi segreti italiani). Ora è stato condannato il veronese Toffaloni (Ordine Nuovo) e si sta processando il veronese ordinovista , Roberto Zorzi e nell'ambito del processo, il 26 marzo 2026, è stato fatto un sopraluogo da parte del Tribunale di Brescia alle sedi dove si sarebbe organizzato l'attentato terroristico, la sede dei Carabinieri di Parona, Palazzo Carli in via Roma (9), sede della SETAF, e al Palazzo Inps, in via Montanari, ove, allora, aveva sede il SID (servizi segreti italiani). Dai sopralluoghi, l'accusa ritiene fondate le dichiarazioni e le ricostruzioni della teste Giacomazzi che accompagnava in questi luoghi, più e più volte, a "ricevere ordini", il condannato veronese Toffaloni. Ennesima riprova che la strategia della tensione, gli attentati, gli eccidi, le uccisioni, ecc. erano il normale lavoro in applicazione del Patto Atlantico, sotto l'egida e la volontà della Nato, che non ha operato soltanto in Italia, ha sferrato, tra l'altro, guerre illegali di aggressione in ben 13 Stati (10). Tutto ciò ci fa capire, assieme alle nuove politiche statunitensi di guerra militare ed economica, che se l'Italia vuole decidere del suo destino, autodeterminarsi, ricreare le condizioni democratiche della sua vita politica, fuori da ogni subalternità, deve essere libera, deve uscire dal Patto Atlantico e dalla Nato, che dovrebbero essere sciolti. Altrettanto deve fare l'Europa, se vuole essere protagonista tra i protagonisti nel mondo, deve diventare autonoma nelle sue scelte, fuori dai condizionamenti statunitensi e dal controllo asfissiante della Nato.

Della necessità di sciogliere la Nato ed il Patto Atlantico, arrivederci al prossimo articolo.

Giorgio Gabanizza

Note:

(1) Le basi militari USA in Italia sono 100. L'Italia è la più fornita d'Europa.

(2) Il Comando Ftase attivo a Verona dal 1951 al 2004 è stato un comando NATO strategico durante la guerra fredda ed aveva il suo bunker sotterraneo ad Affi nel monte Moscal. Oggi Palazzo Carli ospita il COMFOTER (Comando delle Forze Operative Terrestri).

(3) La giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Savona, Fiorenza Giorgi, in ordine alle bombe esplose in città tra il 1974 e il 1975, nel decreto di archiviazione nel 1990 scrive che in Italia "Dal 1969 al 1975 si contano 4.584 attentati con ben 113 morti .e....la protezione dei servizi segreti verso i movimenti eversivi di destra appare sempre più plateale".

(4) Un' ulteriore vittima è Pinelli, partigiano, anarchico, ferroviere, che a causa dell'opera di depistaggio dai veri colpevoli, viene accusato dell'attentato, trattenuto illegalmente per oltre 48 ore in questura a Milano, precipita dalla finestra dell'ufficio del quarto piano commissario Calabresi. Le testimonianze dei vari agenti sono difformi e contradditorie, si sarebbe buttato volontariamente, sarebbe caduto accidentalmente (alcune perizie ipotizzano che è stato scaraventato). Ovviamente, nei processi, è risultato del tutto estraneo. Un altro anarchico è vittima innocente del depistaggio, viene accusato ed arrestato Pietro Valpreda, ballerino, scrittore e poeta, che subisce 1110 giorni di carcere preventivo e un bestiale linciaggio mediatico.

(5) Dopo mezzo secolo dall'attentato e dopo processi che hanno condannano in via definitiva alcuni autori e mandanti, nel 2024 devono svolgersi ancora ulteriori procedimenti giudiziari nei confronti dei veronesi di Ordine Nuovo Marco Toffaloni, ora cittadino svizzero e di Roberto Zorzi, ora cittadino statunitense. Il presidente del Tribunale di Brescia dichiara che c 'è il rischio di non poter procedere per mancanza di magistrati e soprattutto di personale amministrativo e tecnico. La nostra immediata reazione è stata di far presentare una interrogazione dai nostri parlamentari affinché il Tribunale di Brescia potesse procedere ad un compito così importante. Viene prontamente presentata: Interrogazione al ministro della Giustizia della sen. Floridia (AVS) del 23luglio 2024 con risposta del ministro il 6 agosto 2024. Con il nuovo personale arrivato il processo si è svolto con condanna a trent'anni a Toffaloni (restato in Svizzera al sicuro) e sta ancora procedendo contro Roberto Zorzi (rifugiatosi in Usa al sicuro).

(6) Tra i molti protagonisti ci sono alcuni veronesi: il generale Nardella, comandante dell' Ufficio guerra psicologica della Ftase di Palazzo Carli, via Roma, il colonnello Amos Spiazzi, della P2 , Elio Massagrande, terrorista di Ordine Nuovo. Noi, del PCI veronese, forniamo prove al magistrato Giovanni Tamburino che conduce importanti inchieste sul terrorismo, compresa quella sulla Rosa dei Venti. Un esponente della mala veronese, invitato a partecipare a campi di addestramento paramilitari per l'eversione, mi conduce a vedere quelli appena dismessi a Monte di Sant'Ambrogio di Valpolicella e ad Avesa, ove posso raccogliere bossoli di proiettili usati per le esercitazioni e fotografare scarponi, materassi, giberne, ecc.. materiale usato per gli accampamenti e non del tutto rimossi. Mi porta a fotografare una villa a Sona ove si vedono i proiettili penetrati negli alberi del parco in esercitazioni di alcuni capi, informandomi che finanziamenti per queste esercitazioni, concordate con qualcuno di importante del comando della Ftase di via Roma, provengono da alcuni imprenditori del marmo della Valpolicella. A lui e ad altri della mala veronese avevano offerto, per partecipare agli addestramenti, una paga giornaliera, che sarebbe aumentata per l'eventuale colpo di stato.

(7) Licio Gelli è stato riconosciuto, con sentenza definitiva, mandante e finanziatore della strage alla stazione di Bologna.

(8) I depositi di armi e munizioni, detti in codice, Nasco (diminutivo di nascondiglio) , sono stati localizzati: 100 in Friuli Venezia Giulia, 7 in Veneto ( tra cui Verona), 5 in Trentino, 11 in Lombardia, 7 in Piemonte, 4 in Liguria, 2 in Emilia Romagna, 1 in Campania e 1 in Puglia.

(9) Sono molti gli ufficiali che dall'interno operano nella strategia della tensione, in particolare vanno ricordati due capitani statunitensi della Nato e della Cia che con continuità convocano e collaborano con il terrorismo nero, il capitano di marina David Carrett (dal 1969 al 1974) e il capitano di marina Theodore Richards (dal 1974 al 1978).

(10) "Le guerre illegali della Nato" di Daniele Ganser, Fazi Editore.

Libri consigliati:

La Repubblica delle stragi impunite di Ferdinando Imposimato, Newton Compton ed.

Verona nella strategia della tensione di Alessandro Tutino e Renè Verza, Caosfera ed.

La strategia parallela di Michele Riccio e Anna Vinci, Zolfo editore.

Il memoriale Moro (sono molte e diverse edizioni curate da diversi autori, tra cui Miguel Gotor Einaudi)

Fotti il potere. Gliarcana della politica e dell'umana natura. Intervista di Andrea Cangini a Francesco Cossiga Aliberti editore.

La Tigre e i gelidi mostri di Gianfranco Bettin e Maurizio Dianese, Feltrinelli ed.

Attacco al diritto internazionale

E’ scaduto dal 5 Febbraio 2026 il New Start Treaty, l’ultimo trattato sul controllo degli armamenti nucleari fra Russia e Stati Uniti. Il trattato fissava un limite di 1.550 testate nucleari strategiche e 700 Vettori, missili e bombardieri, per ciascuno dei contraenti. Era l’accordo del terrore. La sostanza del trattato era una reciproca possibilità di distruzione; il rispetto dei limiti era funzionale al controllo reciproco sullo stato generale degli armamenti.

Il trattato prevedeva articolati strumenti di controllo reciproco: ciascun Paese poteva ispezionare le istallazioni dell’altro; era previsto lo scambio regolare di dati sull’aggiornamento e i movimenti degli arsenali; i partner dovevano essere preavvisati di eventuali test e di modifiche dei siti nucleari.

Il Trattato riguardava solo le armi STRATEGICHE. In buona sostanza l’equilibrio del terrore tendeva a preservare i territori delle due Superpotenze, ma non era in grado di prevenire le guerre “periferiche”, tese ad esercitare il controllo sulle proprie sfere di influenza.

Sono esemplari a riguardo: il colpo di stato greco, già negli anni 50 e le operazioni illegali in Italia, riassumibili come Strategia della Tensione. il Golpe Cileno del 73 a richiamare all’obbedienza le realtà democratiche del Sud America e del mondo intero.

Corrispondente fu l’imposizione militare del regime socialista in Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia come risposta alla rivoluzione democratica degli anni 50; nel 1956 la rivoluzione Ungherese soffocata dall’esercito dell’URSS.

Con l’esaurimento dell’esperienza comunista in Russia, lo scioglimento del Patto di Varsavia, la proclamata fine della Guerra Fredda, si sarebbe potuto sperare nella chiusura della contrapposizione militare e l’apertura di una fase di pacifica convivenza e tolleranza.

Le profferte in tal senso della federazione Russa, fortemente indebolita, furono molteplici

Già sotto Boris Yelstin, negli anni ’90 la Russia parlò più volte di integrazione nelle strutture occidentali; nel 1997 fu firmato l’Atto Fondatore NATO-Russia (cooperazione e dialogo).

Agli inizi degli anni 2000 vi furono momenti di collaborazione sull’antiterrorismo (dopo le Tori Gemelle); sull’intervento in Afghanistan e sul controllo armamenti

Mosca suggerì spesso un sistema di sicurezza europeo “comune”

Nel 2008–2010 la Russia propose nuove architetture di sicurezza continentale, alternative alla NATO

Il punto di svolta può essere fatto risalire al discorso pronunciato da Putin alla Conferenza di Monaco, (2007) in cui venne chiaramente denunciata l’intenzione degli Stati Uniti di costruire un governo del mondo unipolare, usando come strumento principale l’allargamento ad Est della NATO.

I due successivi più gravimomenti di rottura furono la guerra in Georgia (2008) e la prima crisi Ucraina del 2014.

L’inasprimento dei rapporti tra USA e Russia va in parallelo ad un continuo assalto agli Organismi sovranazionali e ai trattati internazionali, già anticipato Nel 2002 dal ritiro degli Stati Uniti dal Anti-Ballistic Missile Treaty (missili antimissile) che, secondo Mosca, segnalava la volontà di Washington di svincolarsi da ogni limite contenuto nei precedenti trattati.

L’attuale presidenza Trump ha inaugurato una fase di attacco frontale a tutti gli organismi sovranazionali e ai trattati bi e multi laterali Trump vuole agire senza vincoli né limiti, nell’intento di determinare i nuovi rapporti di forza a livello mondiale.

In questo clima anche le Medie potenze si sentono legittimate a dotarsi di armamento atomico, a scopo di deterrenza.

Quali prospettive, quali futuri sbocchi?

Ritorna di attualità l’esigenza di un nuovo Trattato sulle armi nucleari, che renda credibile il divieto di proliferazione attraverso l’impegno alla riduzione bilanciata e contemporanea degli arsenali esistenti.

Così come è vitale arrestare la progressiva perdita di credibilità dell’ONU, come viene richiesto con insistenza da Russia, Cina e Sud Globale.

Mauro Tosi

Un esperimento con l’Intelligenza Artificiale

Abbiamo chiesto a Chat GPT (Intelligenza Artificiale) cosa prevede lo Statuto di SINISTRA ITALIANA relativamente a: PACE, DISARMO, POLITICHE INTERNAZIONALI.

Una domanda che potrebbe porsi chiunque volesse rapidamente informarsi in merito.

Ecco come Chat GPT risponde (integrale e senza modifiche).

Sì, esiste uno statuto ufficiale del partito Sinistra Italiana.
È il documento che definisce principi, struttura interna, organi dirigenti, modalità di adesione e funzionamento del partito. Lo statuto è stato depositato nel registro dei partiti politici e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, come richiesto dalla legge sui partiti (DL 149/2013).

1. Rifiuto della guerra come strumento politico

Lo statuto richiama esplicitamente l’idea che i conflitti tra Stati debbano essere risolti con mezzi diplomatici, politici e multilaterali, non militari.
Questo si collega anche al principio dell’articolo 11 della Costituzione italiana, che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

2. Centralità delle istituzioni internazionali

Il partito sostiene il rafforzamento di organismi multilaterali come:

  • United Nations (ONU)
  • istituzioni internazionali di cooperazione e diritto internazionale
  • missioni di pace con mandato internazionale.

L’idea è che i problemi globali (guerre, migrazioni, clima, povertà) debbano essere affrontati attraverso regole comuni e cooperazione tra Stati.

3. Riduzione della militarizzazione

Nel quadro della politica internazionale, il partito sostiene:

  • riduzione delle spese militari
  • controllo e riduzione degli armamenti
  • opposizione alla proliferazione nucleare
  • maggiore investimento in diplomazia, sviluppo e aiuti umanitari.

4. Cooperazione allo sviluppo

“Cooperazione internazionale” nello statuto significa anche:

  • sostegno ai programmi di sviluppo nei paesi più poveri
  • lotta alle disuguaglianze globali
  • politiche per la sicurezza alimentare, sanità e istruzione.

Questa cooperazione viene vista come strumento di prevenzione dei conflitti.

5. Diritti umani e solidarietà internazionale

Un altro punto centrale è la promozione dei:

  • diritti umani universali
  • democrazia
  • autodeterminazione dei popoli
  • accoglienza e tutela dei rifugiati.

6. Politica europea e pace

Il partito collega il tema della pace anche al progetto europeo: sostiene una Europa più integrata politicamente, orientata alla diplomazia e alla sicurezza comune non aggressiva.

In sostanza, nello statuto di Sinistra Italiana “pace e cooperazione internazionale” significa una linea pacifista, multilaterale e basata sulla diplomazia, con meno centralità della forza militare e più attenzione a diritti, sviluppo e istituzioni internazionali.

Successivamente abbiamo chiesto come il principio di “pace e cooperazione internazionale” è stato tradotto in posizioni politiche da Sinistra Italiana negli ultimi anni.

Ecco la risposta:

1. Guerra in Ucraina

Dopo l’invasione russa del 2022 (Russian invasion of Ukraine), il partito ha assunto una posizione articolata:

  • condanna dell’invasione russa
  • sostegno all’indipendenza e alla sovranità dell’Ucraina
  • richiesta di iniziative diplomatiche internazionali per arrivare a un cessate il fuoco
  • posizione critica verso l’invio continuativo di armi pesanti da parte dell’Italia.

La linea generale è stata: sostegno politico all’Ucraina ma priorità alla soluzione negoziale.

2. Spese militari e NATO

Il partito è critico verso l’aumento delle spese militari deciso da molti paesi dell’alleanza:

  • opposizione all’obiettivo del 2% del PIL per la difesa previsto dalla NATO
  • proposta di ridurre progressivamente la spesa militare
  • richiesta di investire più risorse in welfare, clima e cooperazione.

Non propone necessariamente l’uscita immediata dalla NATO, ma una trasformazione della sicurezza europea in senso più diplomatico e cooperativo.

3. Disarmo e armi nucleari

Il partito sostiene:

  • l’adesione dell’Italia al Trattato ONU per la proibizione delle armi nucleari promosso dalle United Nations
  • la rimozione delle armi nucleari statunitensi presenti nelle basi italiane
  • politiche internazionali di disarmo e controllo degli armamenti.

4. Missioni militari italiane all’estero

In Parlamento, Sinistra Italiana tende a:

  • votare contro o criticare molte missioni militari
  • sostenere invece missioni civili, umanitarie o di peacekeeping sotto mandato ONU.

5. Cooperazione internazionale

Il partito propone di:

  • aumentare i fondi per cooperazione allo sviluppo
  • sostenere programmi contro povertà, crisi climatica e disuguaglianze globali
  • usare la cooperazione come strumento di prevenzione dei conflitti e delle migrazioni forzate.

💡 In sintesi:

  • pacifismo istituzionale
  • multilateralismo
  • riduzione della centralità della forza militare
  • maggiore ruolo di diplomazia, sviluppo e diritti umani.

A cura della Sito

Lunga vita a Pedro Sánchez

Ricaviamo da un articolo de IL MANIFESTO online del 15-04-2026, a firma di Luca Tancredi Barone, alcuni dettagli del provvedimento del governo di Pedro Sancez, riguardo alla regolarizzazione di 500.000 migranti.

Tutto parte dal basso, cioè da una iniziativa popolare promossa dalla piattaforma Regularización Ya, che aveva raccolto 700 mila firme per una proposta di legge popolare, che però era rimasta bloccata per anni in parlamento, dato che il governo non sarebbe riuscito a farla approvare.

La proposta di Podemos e dei movimenti sociali ha aggirato l’ostacolo adottando un regolamento, che non ha avuto bisogno di un voto parlamentare e ottiene sostanzialmente gli stessi risultati.

Il provvedimento, che è passato dal Consiglio di Stato prima di arrivare alla sua versione definitiva, prevede che i migranti che soddisfino i requisiti potranno ottenere un permesso di soggiorno e di lavoro, oltre a un numero di previdenza sociale e una tessera sanitaria. Il permesso avrà una validità iniziale di un anno ma poi potrà essere prorogato. Potranno beneficiare della nuova sanatoria le persone arrivate in Spagna entro il 31 dicembre dell’anno scorso che possono dimostrare di essere sul territorio da almeno 5 mesi, senza precedenti penali.

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Anche chi ha fatto domanda di asilo, e non ha ancora ricevuto una risposta, potrà accedere alla sanatoria. Se dovesse essere accettato, dovrà rinunciare alla richiesta d’asilo.

Il provvedimento potrà davvero togliere dalla clandestinità oltre 400.000 persone e permettere all’economia sommersa di emergere, dando maggiori diritti.

L’economia spagnola, che ha battuto il record di occupazione (22 milioni), cresce il doppio della media europea (2.8% contro 1.4%) e si basa anche su questa politica.

Pedro Sánchez ha definito questo provvedimento «un atto di giustizia nei confronti della nostra storia», che permette di riconoscere «la realtà di quasi mezzo milione di persone che fanno già parte della nostra vita quotidiana».

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