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Parliamo di Cina
Inizieremo da oggi la pubblicazione di tre articoli ispirati dal libro di Pino Arlacchi, noto sociologo che da 30 anni si occupa di Cina, uscito nell'ottobre 2025, «La Cina spiegata all'occidente».
Sappiamo così poco della Cina e il testo ci è sembrato così approfondito (485 pagine), che ci pare sia valsa la pena, senza la presunzione di essere esaustivi, di farne una minima relazione, che non vuole essere un mero riassunto, ma cerca di cogliere almeno qualche elemento essenziale di comprensione del fenomeno «Cina», paese che, nello spazio di due generazioni, è passato dall'essere uno dei paesi più poveri al mondo, ad uno dei più ricchi e promettenti, pur se con ancora molte contraddizioni, sul piano dei diritti e della democrazia.
Eppure in Occidente la Cina viene spesso descritta attraverso categorie ideologiche o stereotipi — «dittatura comunista», «minaccia globale», «capitalismo autoritario» — che non permettono di coglierne la specificità storica e culturale.
Per iniziare, prendiamo quindi in esame qualche parametro, come il PIL a parità di potere di acquisto (in migliaia di miliardi di Dollari), la speranza di vita e la mortalità infantile (dati del 2025):
| Classifica | Paese | PIL PPA (×1000 mld $) |
|---|---|---|
| 1 | Cina | ~41,0 |
| 2 | Stati Uniti | ~30,6 |
| 3 | India | ~17,7 |
| 4 | Russia | ~7,1 |
| 5 | Giappone | ~6,8 |
| 6 | Germania | ~6,1 |
| 7 | Brasile | ~5,0 |
| 8 | Indonesia | ~4,7 |
| 9 | Francia | ~4,5 |
| 10 | Regno Unito | ~4,5 |
| 11 | Turchia | ~3,8 |
| 12 | Italia | ~3,7 |
| 13 | Messico | ~3,4 |
| 14 | Corea del Sud | ~3,4 |
| 15 | Arabia Saudita | ~2,3 |
Il PIL PPA (a parità di Potere di Acquisto) misura la capacità produttiva interna rapportata al potere di acquisto reale.
Popolazione (2026): 1.413 miliardi
Crescita PIL (1° metà 2025): 5,3% a/a
Tasso di urbanizzazione: 68,68%
Speranza di vita: durante la rivoluzione maoista del 1949, un cinese poteva sperare di vivere circa 35 anni; nel 2023 la sua speranza di vita è diventata superiore a quella di un cittadino americano: 77,8 anni contro 76,4 e il trend attuale mostra che la forbice si sta ulteriormente allargando.
Per quanto riguarda la mortalità infantile, da 200 morti/1000 nati nel 1950, si è passati a 5,6/1000 nati nel 2022, con una riduzione del 97% circa, con una cifra di arrivo praticamente uguale a quella americana.
Da ultimo: la Cina ha dichiarato ufficialmente nel 2020/2021 la sconfitta della povertà assoluta, un traguardo storico che ha coinvolto circa 850 milioni di persone in 40 anni.
Il modello di sviluppo cinese ha ridotto drasticamente l'indigenza rurale tramite una pianificazione statale mirata, infrastrutture e crescita economica, sebbene con metodi severi e significativi costi sociali.
Arlacchi analizza la storia e il successo cinese a partire da tre aspetti fondamentali:
- NON ESPANSIONISMO, cioè il suo sinocentrismo universalista e pacifico, collegato a una profonda avversione alla guerra
- MERITOCRAZIA POLITICA, cioè il governo dei migliori, che la dirige da più di 2000 anni
- UN SISTEMA POLITICO NON CAPITALISTICO, che Arlacchi definisce «socialismo con caratteristiche cinesi», ovvero «socialismo 2.0»
Abbiamo provato a capire qualcosa di ogni singolo punto, integrando anche con qualche altra fonte. Una buona occasione, ci pare, di andare oltre i pregiudizi dello sguardo occidentale.
Socialismo 2.0
Il primo di tre articoli ispirati dal Libro di Pino Arlacchi
di Antonella Maconi
Da Pino Arlacchi: «La Cina spiegata all'Occidente»
L'errore più vistoso fu quello di seguire il modello sovietico, con una strategia economica rigidamente programmata, dove un piano centrale veniva riprodotto fedelmente a mo' di frattale fin nel più sperduto villaggio, indipendentemente dai risultati. Il PCC fu sul punto di estinguersi per aver seguito alla lettera il canone marxista del proletariato industriale come volano della rivoluzione e fu Mao a cambiare direzione indicando i contadini come forza trainante. Da allora il PCC è stato in grado di imparare dagli errori, anche quando hanno portato la Cina sull'orlo dell'implosione, come durante il Grande Balzo in avanti e la Rivoluzione Culturale.
Così, a partire da Deng Xiao Ping, si è affermato il cosiddetto «socialismo di mercato», un sistema originale, fondato su una combinazione di Stato, mercato e società, in cui il mercato lo si può piegare ai propri fini, trasformandolo in una forza propulsiva del socialismo.
Alla base della politica economica del socialismo con caratteristiche cinesi c'è la proprietà pubblica integrale dei mezzi di produzione fondamentali, delle infrastrutture strategiche, delle risorse naturali, delle maggiori banche e la partecipazione alla proprietà e alla gestione di molte imprese private: le Imprese di Stato sono il braccio operativo dello Stato-Partito, rappresentano il 30% del PIL e controllano il 50% degli asset industriali totali. Ciò permette al governo centrale di dirigere gli investimenti secondo le priorità nazionali e di attuare i piani quinquennali secondo i tempi e i modi stabiliti.
Le imprese di stato
Le Imprese di Stato hanno una logica completamente diversa da quella delle imprese capitalistiche, perché non pongono al centro della loro missione la massimizzazione del profitto, ma il perseguimento di obiettivi sociali e di sviluppo nazionale. Questa visione socialista si manifesta nella priorità data al benessere collettivo, con decisioni di investimento a seconda delle necessità della comunità piuttosto che al ritorno finanziario immediato, mentre molte di esse hanno peraltro raggiunto livelli di competitività paragonabili a quelli delle grandi aziende private.
Alcuni esempi:
- State Grid Corporation of China, la più grande utility elettrica del mondo, ha sviluppato tecnologie all'avanguardia nella trasmissione di energia ad altissima tensione, posizionandosi come leader globale, senza la pressione di dover massimizzare i dividendi trimestrali;
- China Mobile, con oltre un miliardo di utenti, ha guidato lo sviluppo del 5G mantenendo tariffe accessibili e reinvestendo profitti nello sviluppo tecnologico;
- China Railway Rolling Stock Corporation ha sviluppato treni ad alta velocità dimostrando come la proprietà statale possa coniugarsi con l'eccellenza tecnologica.
Le aziende di stato svolgono inoltre una funzione di stabilizzazione macroeconomica, agendo come risorse «di ultima istanza» durante le crisi, mantenendo i livelli occupazionali e realizzando investimenti anticiclici, come, ad esempio, durante la crisi del 2009, quando il crollo della domanda dei prodotti esportati negli USA e in Europa provocò la perdita di 30 milioni di posti di lavoro nelle zone industriali della Cina: nell'arco di un anno, e attraverso il braccio operativo delle imprese pubbliche, furono creati 27 milioni di posti di lavoro con una vasta ondata di investimenti in infrastrutture fisiche, cioè implementando reti di comunicazione tra zone a diverse situazioni di sviluppo, la costruzione di città interamente nuove e la ricostruzione di quelle preesistenti.
La Repubblica Popolare è in grado, quindi, da diversi decenni, di dirigere il sistema economico verso obiettivi di sviluppo e sicurezza sociale grazie ad una pianificazione flessibile ed è in grado, più di recente, di investire colossali risorse in ricerca e sviluppo, istruzione e alta tecnologia rivolta alla compatibilità ambientale. Alcuni dati del piano MADE IN CHINA 2025:
- Semiconduttori: 30% del bisogno interno
- Veicoli elettrici: 59% della produzione mondiale
- Il programma di energie rinnovabili è il più vasto del mondo
- Intelligenza artificiale: 70 mld di dollari il valore dell'industria
La finanza
Anche la finanza non capitalistica funziona come risorsa abbondante e costante dell'economia materiale e non come fine dell'intero sistema: i risparmi dei cittadini sono trasformati in investimenti da Banche di Stato, non motivate alla ricerca del massimo profitto e non facenti parte del sistema globale dominato dalla finanza americana.
Così succede che le imprese cinesi hanno accesso ad una vasta riserva di liquidità, in quanto l'intero sistema finanziario cinese può essere considerato fonte di «capitale paziente», disponibile per il sostegno alla produzione, esempio di modello alternativo alla finanziarizzazione occidentale.
Il sistema bancario si articola su tre livelli:
- le quattro grandi banche statali (Industrial and Commercial Bank of China, China Construction Bank, Agricultural Bank of China, Bank of China) seguono direttamente le linee guida della programmazione quinquennale nell'assegnazione del credito;
- Il secondo canale (China Development Bank, Export-Import Bank of China) è rappresentato dalle banche di sviluppo specializzate, che finanziano progetti strategici di lungo periodo;
- Il terzo canale è costituito dalle banche commerciali di secondo livello, che hanno maggiore autonomia, ma sempre nell'ambito della pianificazione.
All'interno di questa differenziazione, è centrale il ruolo della China Development Bank, perché avvia il cosiddetto «circolo virtuoso»: la Banca individua progetti strategici di lungo periodo, fornisce il finanziamento iniziale che attira ulteriori investimenti e mantiene un monitoraggio costante. Questo approccio ha permesso di finanziare con successo progetti infrastrutturali e industriali che richiedono orizzonti temporali di 15-20 anni, un periodo che sarebbe considerato irragionevolmente lungo secondo i criteri della finanza occidentale.
Le imprese private
Il settore privato non è un corpo estraneo tollerato, ma si è rivelato il propulsore dello sviluppo, contribuendo in maniera determinante alla trasformazione del paese da economia agricola arretrata a potenza industriale e tecnologica globale. Non è stato però lasciato a se stesso: il Partito ha sviluppato, al suo interno, una presenza capillare — oltre il 92% delle imprese private con più di 100 dipendenti ospita cellule di partito che partecipano attivamente alle decisioni aziendali.
Le aziende private si sono sviluppate gradualmente, con un processo di riforma pianificato, a partire dall'avvento al potere di Deng Xiao Ping, in quattro fasi successive:
- 1978-1992: fase di «emersione». Viene gradualmente riconosciuta la legittimità delle attività economiche private. Nascono 100.000 imprese.
- 1992-2001: fase di «legittimazione». Il famoso «viaggio al Sud» di Deng Xiao Ping dà riconoscimento al contributo positivo delle aziende private all'economia socialista. Il numero di aziende raggiunge i 2 milioni.
- 2001-2012: fase di «espansione». L'ingresso della Cina nell'Organizzazione Mondiale del Commercio rende le imprese private protagoniste dell'export cinese, che arrivano così a contribuire al 40% del PIL nazionale.
- 2012-oggi: fase di «integrazione strategica». Sotto la leadership di Xi Jinping le aziende private sono chiamate a contribuire a obiettivi di sviluppo nazionale come l'autosufficienza tecnologica, la decarbonizzazione e la rivitalizzazione rurale.
Due esempi: Huawei e Alibaba
Huawei non è quotata in borsa, il 98,6% delle sue azioni è detenuto da una «Unione di dipendenti» e Ren Zengfei, il proprietario, ne possiede solo l'1,4%. Lo stesso Ren ha dichiarato nel 2019: «Huawei non è mai stata un'azienda puramente orientata al profitto. Abbiamo sempre avuto una missione sociale: servire il popolo. Questo è in linea con i principi fondamentali del socialismo. Il nostro obiettivo fondamentale non è mai stato massimizzare il rendimento per gli azionisti, ma creare valore per la società cinese».
Jack Ma, cofondatore del gruppo Alibaba, è stato per anni il volto più riconoscibile dell'imprenditoria privata cinese. Nel 2014 Alibaba si quotò in borsa alla New York Stock Exchange e fu la più grande quotazione della storia fino a quel momento, con una raccolta di 25 mld di dollari. Il governo cinese bloccò la quotazione per evitare un monopolio digitale, proteggere i dati dei cittadini, controllare il sistema finanziario digitale, ma prima del progressivo allontanamento dalla scena pubblica del 2020 e del suo rientro tre anni dopo, Jack Ma dichiarava: «Alibaba non è stata creata solo per fare soldi. Abbiamo una responsabilità sociale: aiutare le piccole imprese a crescere, creare posti di lavoro e portare la Cina nell'era digitale. Questo è il nostro contributo al socialismo con caratteristiche cinesi». Secondo i dati più recenti dei documenti societari Jack Ma possiede oggi il 4,8% delle azioni di Alibaba.
Video di Simone Pieranni
Esperto di Cina
Simone Pieranni (Bolzaneto, 9 gennaio 1974) è un giornalista e saggista italiano, esperto di Cina. È stato responsabile della redazione esteri de il manifesto.
Una Europa di Guerra Non Ha Futuro
di Dino Facchini
L'esultanza collettiva per la sconfitta elettorale di Orban in Ungheria si è rapidamente spenta alla luce della crisi sempre più profonda in cui versa l'Unione Europea, sia sul piano degli equilibri geopolitici, sia su quello delle condizioni economiche e sociali dei popoli europei.
Lo sblocco dei 90 miliardi «prestati» a Zelensky, concesso dal nuovo leader ungherese Magyar, non fa che alimentare il clima di guerra permanente in Europa e aggrava ulteriormente — insieme alla fobia antirussa complessiva — la penuria energetica e il caro vita continentali. Nel mentre, proprio Magyar ha oramai già deciso di continuare a rifornire l'Ungheria del petrolio russo, molto conveniente, tramite l'oleodotto Druzba, che attraversa anche l'Ucraina. Magyar è un politico di estrema destra, proveniente dallo stesso partito di Orban, ma che dire invece di Pedro Sánchez, il prestigioso leader di sinistra della Spagna, che parimenti ha concordato con la Russia parte rilevante dell'approvvigionamento energetico per il suo paese?
Mi sembra estremamente appropriata e in ogni caso meritevole di una seria discussione a sinistra la suddivisione fondamentale in Europa tra forze che sostengono il sistema della guerra e forze che aderiscono al sistema della pace. I rappresentanti del primo sistema sono tra l'altro portatori di una dubbia legittimità democratica, proprio perché i popoli sono sicuramente schierati a favore di politiche di pace; i secondi mirano innanzitutto alla cessazione delle ostilità, ma poi, a sinistra, ambiscono a cambiamenti radicali dell'ordine socio-economico e politico.
Sono preoccupanti le recenti, numerose risoluzioni del Parlamento Europeo, improntate ad un bellicismo irresponsabile nei confronti della Russia, invece che alla ricerca di un terreno di trattativa per avviare a soluzione il conflitto in Ucraina. È preoccupante è anche la confluenza su quelle risoluzioni dei partiti socialisti europei e per l'Italia del Partito Democratico. Mentre chiara e lineare è la costante contrarietà sia di AVS che del Movimento 5 Stelle.
Dobbiamo temere infine il lento ma progressivo confluire dei conflitti in origine regionali in un unico conflitto internazionale esteso e molto pericoloso. Mi riferisco innanzitutto a Ucraina, Palestina-Medio Oriente, Iran, dove intrecci e connessioni sono sempre più stretti e il rischio di un conflitto mondiale sempre più ravvicinato.
L'Europa e l'Italia che ruolo dovrebbero svolgere? Anche in vista della stesura di un programma comune del campo di sinistra e progressista nel nostro paese, questo interrogativo è di gran lunga il più impegnativo e — inutile nascondercelo — problematico e insidioso.
La Cassetta degli Attrezzi
Inizia con questo fascicolo una sezione fissa dedicata alle «parole dell'economia».
Ci si imbatte ogni giorno, su ogni media, in analisi e considerazioni economiche i cui termini vengono spesso usati in modo generico o distorto. E a volte addirittura truffaldino.
Ci pare opportuno fare un po' di fatica e dedicare un po' di spazio allo scopo di mettere un po' d'ordine.
La sezione viene inaugurata da questo contributo di Alberto Giuliani.
Capitolo 1: Cos'è una Bolla Finanziaria
Bolla finanziaria: un termine ricorrente negli articoli di cronaca economica e nei commenti di cose di finanza, ma esattamente di cosa si tratta?
In estrema sintesi è uno dei modi in cui il capitalismo finanziario estrae «nuovo valore» dall'economia reale, stravolgendone valori e regole di funzionamento, imponendo la sua supremazia.
Un esempio concreto: Tesla (di Elon Musk)
Differenza tra fatturato e capitalizzazione.
La differenza tra il fatturato e la capitalizzazione di Tesla è fondamentale per capire come viene valutata un'azienda. In sintesi, il fatturato indica quanto l'azienda incassa vendendo prodotti, mentre la capitalizzazione indica quanto vale l'intera società secondo il mercato azionario.
Ecco i dettagli aggiornati all'inizio del 2026:
Il Fatturato (Revenue)
Misura la capacità dell'azienda di generare entrate reali attraverso le sue attività commerciali, rappresenta il totale delle vendite registrate da Tesla in un determinato periodo (solitamente un anno o un trimestre). È il «giro d'affari».
Include la vendita di auto elettriche, servizi (Supercharger), e prodotti per l'energia (Powerwall, Megapack).
Dato stimato: Il fatturato totale di Tesla per l'anno 2025 si è aggirato intorno ai 100-110 miliardi di dollari.
La Capitalizzazione di Mercato (Market Cap)
È il valore complessivo di Tesla in borsa. Si calcola moltiplicando il prezzo di una singola azione per il numero totale di azioni in circolazione.
Dato attuale (gennaio 2026): Tesla oscilla tra 1.200 e 1.450 miliardi di dollari.
In sostanza rappresenta il prezzo da pagare per comprare l'intera azienda oggi. Riflette non solo i guadagni attuali, ma soprattutto le aspettative future degli investitori su settori (guida autonoma, robotica e intelligenza artificiale) che rappresentano possibili, ma non ancora concrete, fonti di ulteriore crescita del giro di affari. In pratica una scommessa su ipotetici guadagni futuri.
Perché c'è un divario così grande?
Il fatto che la capitalizzazione sia oltre 10 volte superiore al fatturato annuo (un rapporto molto alto rispetto ai produttori di auto tradizionali) indica che il mercato non considera Tesla «solo» una casa automobilistica. Gli investitori pagano un premio elevato perché scommettono che in futuro Tesla dominerà settori ad alto margine come i Robotaxi e l'Intelligenza Artificiale.
Nota: Se il fatturato scende ma la capitalizzazione sale, significa che gli investitori hanno più fiducia nel futuro dell'azienda nonostante le difficoltà temporanee nelle vendite.
Il confronto tra Tesla e i giganti tradizionali (come Toyota) o i nuovi leader cinesi (come BYD) rivela un paradosso affascinante: Tesla vale molto di più in borsa, pur vendendo molte meno auto.
Ecco i dati comparativi aggiornati all'inizio del 2026 (stime basate sui risultati fiscali 2025):
| Azienda | Capitalizzazione | Fatturato Annuo | Auto Vendute |
|---|---|---|---|
| Tesla | ~$1.400 Mld | ~$105 Mld | ~1,64 Milioni |
| Toyota | ~$290 Mld | ~$330 Mld | ~11,0 Milioni |
| BYD | ~$130 Mld | ~$115 Mld | ~4,6 Milioni* |
*BYD include sia auto 100% elettriche (2,26 mln) che ibride plug-in. Dati 2025/26.
Analisi del Paradosso
Se guardiamo i numeri nudi e crudi, Toyota fattura circa il triplo di Tesla e vende quasi 7 volte più auto. Tuttavia, in borsa Tesla vale quasi 5 volte Toyota. Come si spiega?
- Margini di Profitto: Tesla ha storicamente mantenuto margini per auto molto più alti rispetto ai produttori tradizionali, grazie a un processo produttivo semplificato e all'assenza di concessionarie terze.
- Tecnologia vs. Metallo: Gli investitori non valutano Tesla come un'azienda che «piega il metallo» (automotive), ma come una Tech Company. Il valore è nei dati, nel software di guida autonoma (FSD) e nei robot (Optimus).
- Il Fattore BYD: Nel 2025, per la prima volta, la cinese BYD ha superato Tesla nelle vendite globali di auto 100% elettriche. Nonostante questo, la sua capitalizzazione resta molto più bassa di quella di Tesla, principalmente perché il mercato azionario cinese riceve valutazioni più prudenti e BYD ha margini medi inferiori.
Comprare oggi tutte le azioni di Toyota, Volkswagen, Mercedes, BMW e Ford messe insieme, costerebbe comunque meno di quanto servirebbe per comprare la sola Tesla.
Quanto pesa la speculazione finanziaria nel determinare questo paradosso?
La «speculazione finanziaria» gioca un ruolo massiccio nel caso di Tesla, ma in finanza questa parola assume un significato più complesso: non si tratta solo di «scommesse al buio», ma di un premio sulle aspettative future.
Se valutassimo Tesla esclusivamente come un produttore di auto (basandoci su utili e volumi attuali), il suo valore crollerebbe di circa l'80-90%.
Questo significa che gli investitori stanno «comprando» oggi gli utili che Tesla (forse) genererà tra 10 anni grazie a Robotaxi e AI, non quelli che fa oggi vendendo Model 3.
| Componente | Valore stimato (Mld $) | % sul totale | Stato attuale |
|---|---|---|---|
| Auto vendute | ~$200 – $250 | ~15% | Reale e solido |
| Energia & Servizi | ~$100 | ~7% | In crescita |
| Speculazione AI / Robotaxi / Robot | ~$1.050 – $1.150 | ~78% | Puramente speculativo |
Conclusione: Circa l'80% del valore di Tesla è basato sulla fiducia che l'azienda risolverà problemi tecnologici ancora aperti. Se domani Tesla venisse dichiarata «solo» una casa automobilistica, perderebbe istantaneamente oltre 1.000 miliardi di dollari di valore.
Benvenuta Black Rock
Poche settimane fa è uscita a tutta pagina sul Corriere un'intervista a Larry Fink, fondatore e amministratore unico di Black Rock, la maggiore società finanziaria del mondo che gestisce i risparmi e i patrimoni di milioni di abitanti di tutto il mondo. Viene presentata da Federico Fubini come società che gestisce un patrimonio di 4 mila miliardi di dollari. Nessuna osservazione, nessuna critica. Forse l'esame di Black Rock richiedeva qualche nota storica e qualche osservazione critica.
Ci proviamo.
Black Rock, un progetto per l'egemonia economica e politica del Mondo.
Il nome, il richiamo alla cultura alternativa, alla musica di rottura politica, Roccia Nera, non confonda, come è fuorviante la poetica denominazione della piattaforma di software avanzato che analizza e controlla costantemente i mercati, che ricerca e definisce i termini e modelli per attuare investimenti e speculazioni nel campo finanziario. Aladdin non è il mago benefico, è uno strumento per orientare e garantire la speculazione mondiale.
Cos'è Aladdin, come funziona, a chi serve.
Il sistema distribuito in 5.000 mainframe in quattro località sconosciute esegue 200 milioni di calcoli a settimana. Un'altra parte di Aladdin è costituita da 2.000 specialisti IT, programmatori e analisti di dati che valutano i dati economici e aziendali. Il sistema Aladdin è in grado di calcolare ogni secondo il valore di azioni, obbligazioni, valute estere o titoli di credito in miliardi di portafogli di investimento. Allo stesso tempo, Aladdin fa luce su come questo valore cambierà quando il mercato può mutare per una serie di fattori: ad esempio, l'economia rallenta, i dati di vendita crescono, quando i tassi di cambio scendono, i prezzi del petrolio aumentano.
Black Rock valuta ogni singolo investimento utilizzando Aladdin. Oltre ai 5,12 miliardi di Dollari in prodotti finanziari di Black Rock, Aladdin supervisiona anche lo sviluppo di circa 30.000 portafogli di investimento, per un valore di circa 15 trilioni di euro. Questa attività rappresenta dal 7% al 10% circa di tutte le attività in tutto il mondo. Oltre 170 fondi pensione, banche, compagnie assicurative, fondazioni e altri investitori istituzionali.
Allo stesso modo è ingannevole la disponibilità, praticamente gratuita, di utilizzare gli ETF (Exchange Traded Funds) che permettono di controllare gli indici di mercato e permettono a tutti di investire in centinaia di Aziende, seguendo la norma e l'indicazione di Black Rock.
Black Rock è il grande gioco dove milioni di persone, lavoratori, piccoli commercianti e imprenditori, investono il loro patrimonio, il fondo pensionistico, i risparmi di una vita con lo scopo di arricchirsi, o meglio di garantirsi una struttura salariale-pensionistica adeguata.
Tutta l'attività di investimento di Black Rock è esclusivamente finalizzata a realizzare profitti sulla gestione dei patrimoni aziendali, sui profitti derivati da valutazioni o cadute azionarie, dalla gestione di piccoli investimenti.
È attraverso meccanismi finanziari come la vendita a scoperto o rapide operazioni che colgono la fase di crescita o di calo del mercato, con la possibilità di realizzare in rapidissimi tempi tanti piccoli profitti, che si costruisce il meccanismo finanziario-speculativo.
Principale vocazione è emersa non solo per il controllo e la gestione di Aziende Private dei settori tecnologici e finanziari, da Apple a Microsoft, ma si è estesa alle società pubbliche, multiutility, nate dalla privatizzazione dei servizi.
Certo non sono soldi di Black Rock, ma denari affidati dai clienti di oltre 100 Paesi del mondo la cui lista spazia dai grandi fondi pensione alle banche e assicurazioni fino al piccolo investitore retail. Soldi che il fondo della «Roccia Nera» investe a partire dagli ETF di cui è leader assoluto, fino alle azioni, ai bond e alle partecipazioni societarie disseminate ovunque e in ogni genere di strumento finanziario.
La domanda che ci dobbiamo fare: cosa produce B.R., da dove nasce la ricchezza che distribuisce, quali prospettive sociali?
BlackRock non produce merci o beni fisici, ma offre strumenti e servizi finanziari:
- Strumenti d'investimento: Crea e gestisce fondi comuni ed è leader mondiale negli ETF (Exchange-Traded Funds), prodotti che replicano l'andamento di indici di mercato.
- Tecnologia finanziaria (Aladdin): Vende l'accesso ad Aladdin, una piattaforma software avanzata utilizzata per l'analisi del rischio e la gestione dei portafogli. Offre servizi di gestione del rischio a governi, banche centrali e grandi aziende.
- Nei fatti Black Rock gestisce investimenti illimitati per conto di milioni di risparmiatori e investitori di ogni tipo. L'obiettivo è semplicemente di garantire e far crescere gli investimenti, ricevendo contributi dalle commissioni di gestione.
Per il fondo comandato da Fink l'unica religione è fare soldi. Soldi che producono altri Soldi. La missione unica è il rendimento degli investimenti; se bisogna licenziare i lavoratori per aumentare il valore delle azioni, se bisogna svalutare il valore di un'azienda per completare la vendita a scoperto, nessun problema, questo fa parte delle scelte di crescita finanziaria.
Fink in Italia: Fink si incontra con la nostra presidente del Consiglio. Cosa ci dobbiamo aspettare?
È chiaro che il nuovo approccio di Fink non è solamente quello di garantirsi la presenza, già attuata, nelle maggiori banche e aziende multinazionali (Unicredit, Intesa San Paolo, ENEL, Telecom Italia) del nostro paese o di rafforzare il proprio azionariato in Leonardo, la maggiore azienda di produzione militare in Europa. Fink coglie a pieno la crisi in atto nel nostro paese: di fronte alla prossima svendita del patrimonio pubblico e delle risorse nazionali è già in atto l'operazione di garantirsi proprietà e gestione delle multiutility già privatizzate e che garantiscono la mercificazione di infrastrutture vitali come acqua, energia, trasporti.
Nel mirino del colosso USA ci sarebbero Poste Italiane (non a caso Fink è arrivato a Palazzo Chigi accompagnato dal Ceo Matteo Del Fante), ma soprattutto Ferrovie dello Stato. Un potenziale veicolo per questa collaborazione sarebbe Global Infrastructure Partners (Gip) un fondo americano acquisito da BlackRock, già presente nel capitale di Italo con una quota del 36,5%, e che sta tentando di estendere la propria presenza anche in altre infrastrutture come porti e aeroporti.
Non è un caso che Black Rock, come in genere ai grandi fondi, privilegi le infrastrutture. Dai porti alle ferrovie, alle reti infrastrutturali di ogni tipo. In fondo le utilities, soprattutto regolate e protette, danno rendimenti costanti nel tempo. Sono i rendimenti che Black Rock deve assicurare ai suoi clienti e azionisti in una sorta di crescita continua. Settori che agiscono in un sostanziale regime di monopolio e quindi garantiscono continuità reddituale.
Basi Militari Statunitensi (Nato) in Italia
di Giorgio Gabanizza
Il presente articolo è il seguito di quello pubblicato nel numero precedente, col titolo: Ottanta anni di presenza americana in Italia.
Dal 1951 in avanti, in applicazione dei dettati del Patto Atlantico e della operatività Nato, il nostro Paese ha dovuto ospitare basi militari statunitensi. La prima viene inaugurata nel 1952 in provincia di Pisa, Camp Darby, in mille ettari concessi gratuitamente in cambio della messa in sesto delle comunicazioni militari italiane (compromesse dalla guerra) che rimangono sotto «tutela» degli Usa.
Dal 1955 proliferano le presenze militari statunitensi in seguito al trattato di pace tra Stati Uniti e Austria (1). Le truppe di occupazione americane debbono lasciare il territorio austriaco in quanto dichiaratosi neutrale (lo è tuttora) e traslocare in Italia, ritenuta vulnerabile nei confini nord orientali. Ecco perché viene istituito il comando Setaf prima a Pisa dislocando a Vicenza un gran numero di soldati, poi a Verona a palazzo Carli e contemporaneamente la base aerea di Aviano (Pordenone) diventa sede del quartier generale della «United States Air Forces in Europe».
Ora i siti militari di esclusiva competenza statunitense, assieme a quelli da loro gestiti in nome Nato e quelli con l'esercito italiano, sono circa 120 (da Bolzano alla Sicilia). Circa, in quanto, alcuni segreti, entrano nelle statistiche solo quando diventano noti. Il numero di militari statunitensi presenti in Italia è di circa 13.000 unità impegnati in servizi di logistica, intelligence, unità operative e comando, coadiuvati da circa 5.000 civili (addetti a vari servizi, segreti, di trasmissione, burocratici, di mensa, ecc..).
Tutte le basi militari Usa godono di extraterritorialità, non sono soggette all'ordinamento giuridico della nazione ospitante, tutto ciò che accade all'interno è coperto da segreto, così come il numero di chi vi opera. In molti casi l'esercito italiano deve soltanto garantire la sicurezza esterna alle basi (fare la guardia) senza mettervi piede all'interno.
Cito le più importanti. Quella aerea di Aviano (Friuli) tra le più grandi d'Europa, centro di rifornimento per i raid aerei in Iraq, Afghanistan, Serbia e Libia, dotata di F-16 e di testate nucleari B61-4 e quella di Ghedi (Brescia) pure dotata di armi atomiche (2). In Veneto ci sono la Caserma Ederle e l'enorme base Camp Del Din (VI). In Toscana la citata Camp Darby, in Sicilia la base aerea di Sigonella ospita le infrastrutture delle Forze navali americane presenti anche a Gaeta e a Napoli, ove hanno sede uno dei due centri di comando Nato, la base dei sommergibili statunitensi nel Mediterraneo e il comando delle forze aeree dei marines. Tra le 120 cito alcune, quelle presenti a Solbiate Olona (Varese), a Poggio Renatico (Ferrara), a La Spezia, nella tenuta di Tombolo in Toscana, alla Cecchignola e a Gaeta nel Lazio, a Mondragone in Campania, a Taranto, a Niscemi (Caltanissetta) sede del sistema di monitoraggio Muos che con radar e satellite controlla il Medio Oriente. Due riflessioni.
Rilevando che la presenza armata statunitense in Italia è la più numerosa in Europa dopo quella in Germania, viene spontanea una domanda. È qui per aiutarci a difenderci da paesi ostili o, visto il suo protagonismo nella strategia della tensione in Italia (vedi mio articolo nel numero 1 di Qualcosa di Sinistra dal titolo: Ottanta anni di presenza americana in Italia), è qui anche per impedire possibili governi di orientamento diverso da quello ritenuto accettabile dagli USA?
Inoltre va ricordato che da tempo gli analisti geopolitici ed esperti di possibili conflitti nucleari affermano che se un paese ostile intende aggredire l'Occidente con testate nucleari tattiche colpisce prima i paesi che ne sono dotati o, se il paese ostile viene attaccato «preventivamente» da testate nucleari occidentali ha a disposizione alcuni minuti per difendersi ed inviare nei paesi dotati di armi nucleari le loro atomiche.
Ci immoleremo in difesa degli Usa. Inoltre, ci segnalano, possiamo saltare in aria per un imprevisto errore umano o per un banale guasto. Tutto ciò ci aiuta a capire che i paesi europei neutrali, fuori dalla Nato sono più al sicuro di noi. Dunque è meglio sciogliere la Nato od uscirne al più presto e denuclearizzare l'intero territorio italiano. Conquisteremmo la nostra indipendenza, la possibilità di autodeterminarci e la nostra sicurezza nella pace e nella cooperazione internazionale.
(1) L'Austria dichiaratasi neutrale è fuori dalla Nato, come Malta, Irlanda, Cipro e Svizzera, (Stati dotati di piccolissimi eserciti) non sono mai stati attaccati da nemici sovietici o da stati ritenuti ostili all'«Occidente».
(2) L'Italia ora ospita circa 100 armi nucleari statunitensi, prima ne ospitava molte di più, sia in siti usati come depositi sia in altri operativi pronti per l'uso, soprattutto nel nord d'Italia e nel Veneto. Dopo la caduta del muro di Berlino e lo scioglimento del Patto di Varsavia gli Usa sono indotti a smantellarli, trasferendo l'arsenale atomico in America. Gli ordigni nucleari erano presenti, ora non più, a Bressanone (BZ), Longare (VI), Portogruaro (VE), Teglio Veneto (TV), Cordovado (PN), Oderzo (TV), Chiarano (TV), Codognè (TV), Palù di Orsago (TV), Ceggia (VE), Conselve (PD), Chioggia (VE), Monte Calvarina di San Giovanni Ilarione (VR), Bovolone (VR) e Zelo di Giacciano con Baruchella (RO). Probabilmente anche in altre parti rimaste segrete.
Le Tesi di Sinistra Italiana su Pace e Disarmo
Pubblichiamo una breve sintesi del documento approvato recentemente da Sinistra Italiana di Verona sulla questione della pace e del disarmo.
Per ciascuno dei titoli riportati sotto, pubblicheremo approfondimenti e commenti, nell'intento di aprire una ampia discussione su un tema così fondamentale. Critiche comprese.
Tesi Centrale
Il capitalismo neoliberista e l'egemonia americana sono entrati in una crisi strutturale irreversibile; il tentativo degli Stati Uniti di conservarne la leadership attraverso la difesa ad oltranza del ruolo fondamentale del Dollaro, la subordinazione dell'Europa e da ultimo attraverso aggressioni militari, aggrava le contraddizioni globali e apre il rischio di un conflitto generalizzato. Mentre solo una politica di pace e un nuovo multilateralismo possono evitare il disastro.
1. La crisi nasce nel cuore dell'egemonia americana
La crisi è interna al modello economico statunitense: caduta dei tassi di profitto, finanziarizzazione estrema, deindustrializzazione, debito fuori controllo, deficit strutturale della bilancia commerciale. Sul piano politico interno: restringimento delle pratiche democratiche. La globalizzazione non ha rafforzato l'egemonia USA, ne ha invece accelerato le contraddizioni.
2. La globalizzazione ha agevolato il rafforzamento di nuovi poli di potere
L'ascesa della Cina e dei BRICS e la diffusione globale di capacità tecnologiche e produttive mettono in discussione il dominio unipolare americano e la centralità del dollaro. La de-dollarizzazione è il risultato materiale di nuovi equilibri economici e geopolitici.
3. Il trumpismo è una risposta reazionaria alla crisi
La strategia di Trump tenta di rovesciare all'esterno le contraddizioni interne degli USA: dazi, riarmo, subordinazione dei partner, aggressività geopolitica. Il collante ideologico del progetto MAGA — nazionalismo, suprematismo, razzismo — è funzionale a legittimare questa svolta autoritaria ed è condiviso dalle destre europee.
4. L'Europa è ridotta a spazio subordinato e privo di sovranità
L'Unione Europea, incapace di una politica estera autonoma, viene trasformata in strumento della strategia americana: bancomat finanziario, mercato vincolato, area di riarmo. Il progetto di esercito europeo, privo di democrazia e sovranità politica, è destinato ad aumentare il distacco tra istituzioni europee e popoli, favorendo l'ascesa delle destre.
5. Il riarmo non garantisce sicurezza, ma alimenta guerra e profitti
Il riarmo europeo non risponde a reali esigenze di difesa, ma a interessi finanziari e industriali, in larga parte statunitensi e tedeschi. Non ha effetti keynesiani sull'economia reale e sottrae risorse a welfare, diritti sociali e riconversione ecologica.
6. La pace è una scelta politica, oltre che un imperativo morale
Una politica di pace richiede il rifiuto della guerra e del riarmo, il superamento della NATO, la rifondazione dell'ONU e la rimozione delle cause materiali dei conflitti. È praticabile solo se sostenuta da un movimento pacifista popolare e da una sinistra capace di ricostruire solidarietà, democrazia e conflitto sociale.
L'Economia Trasformata in Arma Contro Russia e Cina
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